Oggi, 2 febbraio, ricorre la Giornata mondiale delle Zone Umide ed il 50^ anniversario della ratifica italiana della “Convenzione di Ramsar“, che protegge gli ecosistemi acquatici, presenti, in Italia, in 63 siti di importanza internazionale.

di Redazione —

Oggi, 2 febbraio, due appuntamenti importanti per gli ecosistemi acquatici la Giornata mondiale delle zone umide e, per l’Italia il 50^ anniversario della ratifica della Convenzione internazionale di Ramsar, avvenuta nell’aprile 1976, sottoscritta, finora, da 172 Paesi e comprende una lista di circa 2.471 zone umide di importanza strategica internazionale per il mantenimento della biodiversità mondiale, per una superficie di oltre 255.000.000 di ettari. Si tratta dell’unico trattato internazionale sull’ambiente che si occupa degli ecosistemi acquatici e della tutela delle Zone umide, laghi, paludi, torbiere, lagune, acquitrini, specchi d’acqua dolce o salmastra, che sono ricche di avifauna, garantiscono acqua e cibo, svolgendo una funzione di mitigazione della crisi climatica e del dissesto idrogeologico.

Per l’occasione Legambiente ha pubblicato il nuovo report “Ecosistemi acquatici 2026. Insieme per le zone umide”, frutto dell’elaborazione dell’associazione sulla base dei numeri del portale Ramsar e di quello del Ministero dell’Ambiente, lanciando una serie di eventi e appuntamenti in tutta Italia, fra passeggiate e visite guidate laghi, fiumi, specchi d’acqua dolce o salmastra, per far conoscere ai cittadini questi importanti ecosistemi, sempre più fragili a causa delle pressioni antropiche (urbanizzazione, cementificazione, agricoltura intensiva) e della crisi climatica.

L’Italia è al quarto posto a livello europeo, a pari merito con la Norvegia, nella classifica dei paesi europei con più zone umide di importanza internazionale inserite nella lista Ramsar. Conta, ad oggi, 63 siti distribuiti in 15 regioni per un totale di oltre 81.000 ettari. Arriveranno altri tre siti, in fase di istituzione in Sicilia. Sono paludi, lagune, specchi d’acqua, acquitrini, dalla laguna di Orbetello (GR) al Lago di Barrea (AQ) in Abruzzo alla Valli Residue del comprensorio del Comacchio (Parco Delta del Po) allo stagno Molentargius in Sardegna, a Cagliari, ai laghi di Sabaudia (LT), solo per citarne alcuni.

Legambiente, nel chiedere al Governo e al Ministero dell’Ambiente, più aree naturali protette, per migliorare la tutela degli ecosistemi acquatici. Fra i problemi delle zone umide ci sono i ritardi burocratici che a oggi rallentano la loro tutela e la creazione di nuove aree protette, oggi ne rimane scoperta circa il 6%, i cui iter sono poi lenti, fra la data di designazione e il riconoscimento internazionale, passano circa 14 anni, attraverso le parole di Stefano Raimondi, responsabile nazionale biodiversità, spiega: «L’Italia, firmataria della Convenzione di ‘Ramsar’, fin dal 1976, custodisce un patrimonio di zone umide di eccezionale valore, ma la loro conservazione resta una sfida critica. Il sistema delle aree protette acquatiche deve fare i conti con un degrado, che, non accenna a fermarsi, spinto da una gestione della risorsa idrica ancora troppo settoriale. Per questo chiediamo di intervenire con azioni di lungo periodo, lavorando per la creazione di nuove aree protette per tutelare al meglio gli ecosistemi acquatici. Dall’altro lato è importante sensibilizzare, sempre più cittadini, sull’importanza di questi ecosistemi, anche, dal punto di vista del valore culturale intrinseco, con campagne e attività di sensibilizzazione a livello nazionale e territoriale.».

per informazioni contattare il numero
WHATSAPP 333 423 5237 – SOLO MESSAGGIO –
spiegando, di cosa avete bisogno, per essere ricontattati
Ufficio: Via Troia, 32 – San Severo
per preventivi o informazioni: info@fantownservice.it
error: Content is protected !!