Oggi, 7 ottobre 2926, farà tappa a San Severo, l’artista franco-tunisino Ridha Dhib firmatario della performance “Mnémosyne“: un viaggio-archivio contro la dematerializzazione della presenza umana, dove lo smartphone diventa un laboratorio biometrico.

di Piero Mastroiorio —

In un’epoca dominata da intelligenze artificiali capaci di generare volti senza respiro e immagini senza una reale presenza fisica, c’è chi ha deciso di rimettere al centro il costo biologico dell’esistenza. Si tratta di Ridha Dhib, artista visivo franco-tunisino, classe 1966, che, dal 29 luglio 2026, sta portando avanti una straordinaria performance itinerante intitolata Mnémosyne: cento giorni di cammino in solitaria per unire Parigi a Nauplia, in Grecia, alla velocità pura di un corpo umano. L’impresa, che si concluderà il prossimo 5 novembre 2026, ridefinisce il concetto stesso di cartografia attraverso le cosiddette Cardio-Cartographies. Per Dhib, il chilometro come unità di misura viene abolito: è il battito del cuore a determinare lo spostamento.

Dhib si definisce un martiste: un neologismo francese che fonde le parole marcheur (camminatore) e artiste (artista). La sua pratica ventennale si colloca esattamente all’intersezione tra due mondi: da un lato la fatica ancestrale, il peso dello zaino, il respiro e il fango, dall’altro i dati biometrici, la marcatura temporale e il tracciamento GPS. Attraverso il suo smartphone, trasformato in un vero e proprio laboratorio in movimento, l’artista registra lo sforzo cardiaco in salita, l’impatto del caldo estivo e del freddo autunnale. «Non archivio una distanza, archivio il costo vitale di un passaggio», spiega Dhib, sottolineando come ogni sera il suo corpo fabbrichi una “prova di esistenza digitale” notarile e non delegabile.

Il viaggio europeo di Dhib sta scendendo lungo la penisola italiana. Dopo aver superato l’Abruzzo lungo la costa adriatica, la performance farà tappa in Capitanata: oggi 7 ottobre l’artista sarà a San Severo, facendo diventare la città duana uno dei nodi cruciali di quella catena internazionale di luoghi e accoglienza che supporta la performance, offrendo ospitalità al corpo del camminatore e rendendo pubbliche le sue tracce. Il progetto si fonda su una voluta, poetica sproporzione: cento giorni di sforzo fisico per soli dieci minuti di restituzione pubblica all’arrivo in Grecia. «Mnémosyne costruisce una cattedrale per una candela», afferma l’artista. È proprio l’immensità della navata, i cento giorni di cammino, a dare un valore sacro e assoluto alla minuscola fiammella, i dieci minuti finali. Il valore di un’opera o di un’azione risiede esattamente in ciò che un corpo è disposto a spendere per essa.

Al termine dei cento giorni, a Nauplia, tutto converge verso dieci minuti: é il momento della restituzione, il
culmine verso cui ha teso l’intero cammino, ma Mnémosyne non affida la propria riuscita al bel tempo, né alla tecnica, e nemmeno all’arrivo dell’artista. Sono previsti tre scenari, e ciascuno fa opera. Il 5 novembre 2026, giorno del suo arrivo a Nauplia, Ridha Dhib, condensa cento giorni di cammino in dieci minuti di
restituzione
. Questa forma pubblica chiude i cento giorni di spostamento e apre la fase di trasmissione:

  • La parola: se tutto va come previsto, l’artista arriva e unisce la sua voce ai dati raccolti.
  • Il silenzio (o la sepoltura): se la tecnologia fallisce o il corpo non può parlare, i dispositivi spenti verranno coperti da un telo bianco. Il silenzio si farà carico del messaggio.
  • L’assenza: se l’artista non dovesse arrivare, lo spazio vuoto all’ora stabilita testimonierà, fino in fondo, il costo vitale del tentativo.

Cento giorni per dieci minuti: un percorso europeo compiuto a piedi per un momento che sta in pochi respiri. La dismisura è il pensiero stesso dell’opera. Mnémosyne, lo sforzo smisurato dà valore a ciò che è piccolo, fragile ed essenziale. Il gesto di Ridha Dhib afferma che: «una cosa vale ciò che un corpo ha accettato di spendere per essa.». Mnémosyne fa l’elogio del costo assunto: il valore sta anche in ciò che un corpo accetta di attraversare per arrivare fin lì. In un mondo che fabbrica presenze sintetiche, il viaggio di Ridha Dhib si attesta come un potente manifesto politico e artistico: la tecnologia usata non per sostituire l’esperienza umana, ma per firmare e certificare l’irripetibile passaggio del vivente.

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