di Piero Mastroiorio

L’obbligo del servizio militare in Italia non è stato abolito, ma sospeso a partire dal 1° gennaio 2005 con la Legge n. 226 del 23 agosto 2004 (legge “Martino”), ciò significa che, legalmente, lo Stato può decidere di ripristinare la leva obbligatoria , la famosa “chiamata alle armi” se ve ne fosse bisogno e se ne verificassero le condizioni previste dalla legge, come la Legge n. 226/2004, che ha sospeso la chiamata alle armi obbligatoria, il Codice dell’ordinamento militare, D.Lgs. 15 marzo 2010, n. 66, che disciplina l’organizzazione, le funzioni e l’attività della difesa, compresi gli articoli relativi agli obblighi di leva, alla sospensione delle chiamate e al possibile ripristino e, in particolare, l’Art. 1928 del Codice, che stabilisce come il “servizio militare è obbligatorio nei casi e con le modalità stabilite dal presente codice” e che le chiamate sono sospese.

In giorni come questi, ad alta tensione con scenari di guerra sempre più inquietanti, i preoccupati ragazzi e genitori, possono stare tranquilli, non c’è nessun preavviso di arruolamento, nessuna chiamata alle armi, anche se i ragazzi italiani nati nel 2008 sono stati ufficialmente inseriti nel “manifesto di leva militare”. Un documento che elenca nome, cognome, luogo di nascita e il “numero iscrizione nella lista di leva” di ogni cittadino maschio che, nel corso del 2025, compie 17 anni

«In conformità al Codice dell’ordinamento militare (D.Lgs. 66/2010), l’elenco dei giovani nati nel 2008, soggetti all’iscrizione nelle liste di leva, è stato pubblicato sull’Albo Pretorio on-line di Roma Capitale (…) Il servizio è rivolto ai cittadini soggetti all’obbligo della leva militare, in particolare ai nati nell’anno di riferimento, nonché agli interessati che intendano segnalare eventuali irregolarità o richiedere rettifiche», si legge sul sito del Comune di Roma. La comunicazione è pubblicata sui siti istituzionali di tutti i Comuni italiani, che hanno l’obbligo di completare l’aggiornamento delle liste entro il 31 marzo e trasmetterle entro il 10 aprile

A cosa serve e cosa è il Manifesto di leva Militare?

Precisiamo subito che non comporta alcuna azione immediata, ma consente allo Stato di mantenere attivi i registri in caso di necessità. In tempi di instabilità internazionale, come quelli attuali, il concetto di “difesa” torna a rivestire un ruolo centrale nel dibattito pubblico ed il manifesto di leva, anche se non è un invito ad imbracciare le armi, resta una lista, se mi passate il termine, precauzionale. Non è un segnale di mobilitazione, ma un ricordo istituzionale: lo Stato, anche, in tempi di pace, non rinuncia alla propria struttura difensiva, come dichiarato a chiare lettere nella nell’Art. 52 della Costituzione italiana: «La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino». 

Come viene vissuto, seppure non in massima scala, la pubblicazione delle liste da parte dei Comuni?

Per quanto si possano tranquillizzare ragazzi e genitori resta l’effetto di confusione generato dalla visione del manifesto con il proprio nome e del pensiero della possibilità di essere chiamati al servizio militare. Ripetiamo, di fatto non è così, è solo l’iscrizione automatica nelle liste che viene richiesta dalla legge. Suscitano, anche, per questioni di privacy, le pubblicazioni delle liste nominative da parte dei Comuni, nome, cognome, luogo di nascita, numero di iscrizione, pur sempre dati sensibili esposti al pubblico. Anche se la normativa prevede la pubblicazione per garantire trasparenza e permettere verifiche, alcuni chiedono che questi elenchi vengano resi meno visibili o anonimizzati. Non manca il dibattito politico, che vede proposte o discussioni volte al ripristino della leva obbligatoria, oppure al servizio civile obbligatorio, ma finora non è stato predisposto nulla di concreto.

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