Presentata la quarta indagine Ipsos Doxa per AIE sulla pirateria nel mondo del libro, con un focus sull’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale sempre più usata per fare riassunti e condividerli con conoscenti e amici, o tramite sistemi di comunicazione elettronici.

di Redazione —

«La diffusione di riassunti e rielaborazioni ottenute tramite l’IA alternative al libro ci pone due ordini di problemi. Il primo afferisce alla qualità dello studio nelle università italiane e nei percorsi di formazione, che deve essere preservata. Dall’altra c’è il danno che già oggi la filiera del libro subisce in maniera importante, sebbene non sia ancora possibile arrivare a una quantificazione certa», dice Innocenzo Cipolletta, presidente di AIE, Associazione Italiana Editori, a proposito della pirateria nel mondo del libro, che sottrae agli editori circa un terzo del mercato, il 30%, pari a 722.000.000i di euro, in crescita rispetto ai 687.000.000 di due anni fa.

Secondo l’indagine dell’istituto di ricerca Ipsos Doxa per l’AIE, a questo scenario deve essere inserito, anche, il numero, difficilmente quantificabile, delle vendite perse a causa dell’utilizzo di riassunti e compendi generati dall’Intelligenza Artificiale, che sono molto diffusi. Secondo l’indagine, infatti, i riassunti generati dall’IA sono utilizzati dal 12% della popolazione sopra i 15 anni per i libri di lettura, dal 58% degli studenti universitari, dal 22% dei liberi professionisti. Le rielaborazioni di libri ottenute tramite l’IA, oltre a essere molto diffuse, sono conservate nel 45% dei casi, 60% tra gli studenti universitari e, spesso, con percentuali tra il 20% e il 36%, condivise con conoscenti e amici, o tramite sistemi di comunicazione elettronici.

Inoltre la ricerca evidenzia come sia in crescita, dal 30% al 40%, la percentuale di chi ritiene probabile essere scoperto e sanzionato per reati riconducibili alla pirateria, ma solo il 34% della popolazione di più di 15 anni è consapevole che è illegale caricare sui sistemi di IA materiali coperti dal diritto d’autore senza averne l’autorizzazione. «Le IA devono essere sviluppate e utilizzate nel rispetto delle leggi a tutela del diritto d’autore. È necessario, che siano portate avanti campagne di informazione per far crescere la consapevolezza degli utenti italiani rispetto ai temi della pirateria in relazione all’IA e, che, le big tech siano chiamate a rispettare le norme europee contenute nell’AI Act, a partire dalla trasparenza sull’utilizzo delle fonti per l’addestramento degli algoritmi, trasparenza che oggi è un grande buco nero. Su questo il governo può fare ancora di più», conclude Cipolletta.

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