di Redazione —

Il Senato, con voto per alzata di mano, ha approvato in via definitiva il disegno di legge sulla prevenzione e la cura dell’obesità, confermando il testo già licenziato dalla Camera, che introduce un programma nazionale per contrastare questa malattia, un piano di formazione rivolto a medici e pediatri e la creazione, presso il Ministero della Salute, di un Osservatorio dedicato allo studio dell’obesità. Mentre, la maggioranza ha votato a favore, le opposizioni, si sono astenute, chiedendo che fossero stanziate risorse più consistenti, per garantire l’effettiva attuazione delle misure previste e, che, l’obesità rientrasse nei LEA, Livelli Essenziali di Assistenza.

Secondo i dati dell’ISS, Istituto Superiore di Sanità, circa il 46% degli adulti italiani è in sovrappeso o obeso: il 36% in sovrappeso e oltre il 10% obeso. Tra i bambini e gli adolescenti, le percentuali sono ancora più allarmanti: quasi un minore su quattro tra i 6 e i 17 anni presenta eccesso ponderale. Le differenze territoriali sono marcate: nel Mezzogiorno i tassi di obesità infantile risultano significativamente più alti rispetto al Nord. A livello europeo, i dati dell’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, parlano chiaro: più della metà della popolazione adulta (59%) è in sovrappeso, con quasi un quarto (23%) obeso. Si stima che, se la tendenza non verrà invertita, entro il 2035 un europeo su tre potrebbe soffrire di obesità.

L’obesità non è solo una condizione estetica, ma una malattia cronica che aumenta in modo significativo il rischio di sviluppare patologie gravi. Tra le principali complicanze si annoverano diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, ipertensione, apnee notturne e alcuni tipi di tumore, oltre a conseguenze psicologiche e sociali spesso sottovalutate. Secondo l’OMS, l’obesità è responsabile di almeno 2.800.000 di morti ogni anno a livello globale. In Italia, l’ISS stima, che, il sovrappeso e l’obesità siano responsabili di circa il 9% della spesa sanitaria complessiva, un costo che potrebbe crescere ulteriormente nei prossimi decenni.

La nuova legge mette la prevenzione al centro: il programma nazionale avrà l’obiettivo di promuovere stili di vita sani attraverso campagne di educazione alimentare, attività fisica e screening mirati, nonché, alla formazione dei professionisti sanitari. Medici di base e pediatri dovranno essere preparati a riconoscere precocemente i segnali di rischio e indirizzare i pazienti verso percorsi di cura appropriati.
|L’Osservatorio per lo studio dell’obesità, istituito presso il Ministero della Salute, avrà il compito di raccogliere dati, monitorare l’andamento della patologia e supportare le decisioni di policy con evidenze scientifiche aggiornate.

La legge rappresenta un passo avanti importante, ma non risolve da sola un problema di portata strutturale. L’assenza di fondi dedicati e il mancato inserimento dell’obesità nei LEA sono i principali punti critici sollevati dalle opposizioni e da molte associazioni di pazienti. La sfida resta aperta: ridurre l’impatto di una malattia, che minaccia la salute di milioni di italiani, richiederà non solo nuove norme, ma, anche, un impegno concreto di istituzioni, scuole, famiglie e sistema sanitario.

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