di Redazione —

La Puglia si trova nel bel mezzo di una gravissima crisi logistica che rischia di compromettere le catene di distribuzione alimentare regionali e nazionali. Da oltre tre giorni, la provincia di Foggia è l’epicentro di una massiccia protesta di autotrasportatori e agricoltori uniti contro l’aumento insostenibile del costo del gasolio. La mobilitazione sta paralizzando le principali arterie di comunicazione, con blocchi stradali e presidi strategici che stanno progressivamente isolando la Capitanata.

I disagi maggiori si registrano lungo la Strada Statale 16 e al cruciale casello autostradale dell’A16 a Candela, dove i tir posizionati di traverso e i trattori giunti dai Monti Dauni e dal Gargano hanno mandato il traffico in tilt. La situazione sta assumendo contorni critici per l’ordine pubblico: la Prefettura di Foggia monitora costantemente l’evoluzione dei presidi, registrando, anche, isolate tensioni. Nel frattempo, nelle città della provincia si rincorre la psicosi da rifornimento, con lunghe code alle stazioni di servizio e diversi distributori di benzina rimasti completamente a secco.

In questo contesto drammatico, Confagricoltura Bari-BAT ha lanciato un disperato grido d’allarme, denunciando le conseguenze devastanti che il blocco sta riversando sulle aziende agricole del territorio, impossibilitate a consegnare i prodotti freschi e freschissimi, destinati ai mercati italiani ed esteri, sottolineando, attraverso le parole del suo Presidente, Massimiliano Del Core, come: «Un blocco logistico insostenibile che da oltre tre giorni sta paralizzando la movimentazione delle merci, mettendo a rischio la sopravvivenza economica anche delle imprese agricole e agroalimentari del territorio. Molti mezzi pesanti carichi di merce deperibile si trovano attualmente bloccati o fermi nei distributori di benzina della provincia di Foggia, impossibilitati a proseguire il viaggio. Un danno incalcolabile per una filiera che fa della tempestività di consegna il suo asset fondamentale.».

Il presidente di Confagricoltura Bari-BAT, chiede un intervento immediato e risolutivo da parte delle istituzioni dello Stato: «Siamo davanti a un fenomeno che sta creando disagi di ordine pubblico e sta mettendo completamente in ginocchio l’economia agricola e agroalimentare delle nostre province e dell’intera regione. Vedere i nostri autotrasporti bloccati da tre giorni nel foggiano, impossibilitati a muoversi o fermi nei distributori, significa condannare a morte il lavoro di mesi dei nostri agricoltori e distruggere i contratti commerciali con la grande distribuzione e i mercati esteri.

Non possiamo permettere che una protesta, per quanto mossa da disagi reali, sfoci nell’illegalità e nel sequestro di fatto delle merci altrui. Invochiamo con assoluta urgenza l’intervento immediato delle Forze dell’Ordine e delle Prefetture di Bari e della BAT. È indispensabile ripristinare immediatamente la legalità e la libera circolazione stradale per scongiurare un disastro economico e sociale che rischia di diventare irreversibile già nelle prossime ore.».

Nonostante le rassicurazioni fornite inizialmente dal Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica della Prefettura di Foggia, che aveva escluso blocchi totali parlando di semplici rallentamenti e garantendo il transito prioritario per le merci deperibili e urgenti, il riscontro sul campo documentato dalle associazioni di categoria fotografa una realtà ben più complessa.

I canali della grande distribuzione organizzata (GDO) iniziano a risentire dei mancati approvvigionamenti, e se le merci rimarranno bloccate nelle aree di servizio ancora a lungo, i primi fenomeni di carenza di generi alimentari freschi potrebbero manifestarsi sugli scaffali dei supermercati pugliesi e del resto d’Italia già nelle prossime 24 ore. I manifestanti chiedono a gran voce un tavolo di confronto urgente con il Governo centrale per l’introduzione di misure strutturali contro il caro gasolio; una richiesta di sintesi che la stessa Prefettura ha promesso di inoltrare a Roma, mentre la minaccia di un blocco totale ad oltranza continua a far tremare l’intera filiera agroalimentare del Mezzogiorno.

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