L’ammissione pubblica di incapacità amministrativa scuote il palazzo e mette sotto accusa l’intera maggioranza: la Città chiede responsabilità politiche. La politica, quando è credibile, sa anche riconoscere il momento in cui è necessario fare un passo indietro, ignorare quanto accaduto significherebbe voltare le spalle ai cittadini e alla trasparenza che dovrebbe guidare ogni istituzione pubblica.

di Piero Mastroiorio

Le dimissioni di un assessore rappresentano sempre un fatto politico rilevante, ma diventano un terremoto istituzionale quando ad accompagnarle è una dichiarazione pubblica di fallimento. Non si tratta più soltanto dell’uscita di scena di un singolo componente della giunta, ma della certificazione di una crisi amministrativa e politica che investe l’intero governo cittadino. «Siamo diventati la barzelletta della città e, siccome, in questo clima vengono meno le condizioni minime per amministrare decentemente una città e, siccome, a differenza di altri, non sono attaccato alla poltrona, preferisco farmi da parte. Ho sempre cercato il confronto, ho sempre provato ad andare oltre le ideologie, perché ero convinto che questa trasversalità potesse essere un valore aggiunto per la nostra coalizione e, soprattutto, per la nostra città, ma così non è stato e, oggi, bisogna avere il coraggio di prenderne atto. Abbiamo fallito», dice Marino.

Quando un assessore ammette di non essere riuscito a svolgere efficacemente il proprio compito, il problema non può essere ridotto a una responsabilità personale. In una macchina amministrativa, le decisioni vengono condivise, le strategie concordate e gli obiettivi costruiti insieme. Ogni assessore è espressione di una maggioranza politica e di un progetto amministrativo guidato dal sindaco, per questo motivo, le dimissioni accompagnate da parole così dure assumono, inevitabilmente, il valore di un giudizio negativo sull’intera esperienza di governo.

Per mesi i cittadini hanno ascoltato promesse, annunci e rassicurazioni, eppure arriva una presa d’atto che suona come una confessione politica: qualcosa non ha funzionato. Se a dirlo è proprio chi aveva la responsabilità diretta di un settore importante della vita amministrativa, allora è impossibile fingere che si tratti di un episodio marginale. La questione centrale non riguarda soltanto chi lascia l’incarico, ma chi resta, é qui che si apre il vero nodo politico. Un’amministrazione seria, dovrebbe interrogarsi sulla propria credibilità, dopo un simile evento. Continuare come se nulla fosse accaduto rischia di trasmettere ai cittadini l’idea di una politica incapace di assumersi responsabilità reali.

Le difficoltà amministrative, certo, possono esistere in ogni mandato. Governare una città non è semplice e, nessuno, pretende risultati immediati, su ogni fronte, ma esiste una differenza sostanziale tra affrontare problemi e arrivare ad ammettere apertamente un fallimento. Quelle parole pesano, perché rompono la narrazione di un’amministrazione che fino a ieri continuava a presentarsi come compatta ed efficace.

A questo punto diventa inevitabile un bilancio complessivo dell’operato della giunta:
quali risultati concreti sono stati raggiunti?
quali obiettivi annunciati sono rimasti incompiuti?
quali problemi della città continuano ancora oggi a non trovare soluzione?

Dalle manutenzioni ai servizi pubblici, dal decoro urbano alle politiche sociali, i cittadini hanno il diritto di sapere se il progetto amministrativo sia ancora realmente in grado di guidare il Comune o si ferma, ma il sindaco, more solito, resta in silenzio.

Le dimissioni dell’assessore rischiano inoltre di aprire una frattura politica interna alla maggioranza: in molti casi, episodi come questo sono il sintomo di tensioni, disaccordi e difficoltà che covano da tempo dietro le quinte di Palazzo Celestini. Quando un amministratore sceglie di lasciare e lo fa con dichiarazioni tanto nette, è difficile credere che tutto possa essere liquidato con una semplice sostituzione di deleghe.

Il sindaco e la giunta non possono limitarsi a prendere atto della situazione e andare avanti, serve una risposta politica forte, chiara e soprattutto credibile. La fiducia dei cittadini si fonda anche sulla capacità delle istituzioni di riconoscere i propri limiti e di assumersi le conseguenze delle proprie azioni. Per questo motivo, oggi, più che mai, appare legittimo chiedere all’intera amministrazione comunale di fare un passo indietro. Quando viene meno la fiducia politica e amministrativa, la scelta più rispettosa nei confronti della città è restituire ai cittadini la possibilità di scegliere nuovamente da chi vogliono essere governati.

Rimanere al proprio posto, nonostante un’ammissione pubblica di fallimento, rischierebbe di apparire come un tentativo di conservare il potere più che di servire davvero la comunità. Una città ha bisogno di stabilità, certo, ma soprattutto di credibilità, visione e capacità amministrativa. Se queste condizioni vengono meno, allora diventa necessario aprire una nuova fase politica. Le dimissioni dell’assessore non possono essere considerate un episodio isolato o una semplice vicenda personale, sono, invece, il simbolo evidente di un’amministrazione che sembra aver perso slancio, compattezza e autorevolezza ed è per questo che il dibattito politico non può fermarsi alla sostituzione di una figura in giunta: deve interrogarsi sul futuro stesso dell’attuale governo cittadino.

La politica, quando è credibile, sa anche riconoscere il momento in cui è necessario fare un passo indietro. Ignorare quanto accaduto significherebbe voltare le spalle ai cittadini e alla trasparenza che dovrebbe guidare ogni istituzione pubblica.

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