I consumi di tecnologia sono quasi raddoppiati in dieci anni, ma il riciclo fallisce: le ONG ambientaliste chiedono modifiche urgenti alla Direttiva RAEE e al Circular Economy Act.
di Redazione —
L’Europa sta affrontando una gravissima crisi legata ai RAEE, rifiuti elettronici, trainata da alti livelli di consumo e da enormi quantità di dispositivi da smaltire. Il settore è ancora ben lontano dall’essere circolare, con tassi di raccolta, riutilizzo e riciclo che non raggiungono il loro pieno potenziale. Le ONG ambientaliste hanno lanciato un appello alla Commissione europea affinché sfrutti la prossima revisione della Direttiva RAEE e del CEA, Circular Economy Act, per invertire questa tendenza pericolosa.

I dati Eurostat sul boom dei consumi: secondo gli ultimi dati ufficiali, nel 2024 all’interno dell’Unione Europea sono stati raccolti appena 12,3 kg pro capite di rifiuti elettronici, a fronte di ben 32,4 kg pro capite di nuove apparecchiature, elettrodomestici, smartphone e computer, immesse sul mercato nello stesso anno. Tra il 2015 e il 2024, i nuovi apparecchi venduti sono aumentati del 79%, trainati soprattutto da grandi elettrodomestici, lavastoviglie, lavatrici e pannelli solari, mentre la raccolta differenziata di questi rifiuti è cresciuta a ritmi troppo lenti.
Il divario europeo e la maglia nera all’Italia: l’EEB, European Environmental Bureau, evidenzia che nel 2024 nella UE sono state vendute 14,6 milioni di tonnellate di apparecchiature (+91% rispetto al 2012). I paesi con i consumi più alti sono Austria, Germania, Danimarca, Spagna e Paesi Bassi. Tuttavia, i tassi di raccolta restano bassi ovunque: la Germania non supera il 28,7%, mentre le performance peggiori in assoluto si registrano in Italia, Slovenia e Grecia.
L’impatto ambientale dell’e-waste: la domanda crescente di tecnologia comporta lo sfruttamento di risorse scarse come litio, palladio e rame. L’estrazione di queste materie prime è responsabile del 55% delle emissioni globali di gas serra e del 90% della perdita di biodiversità terrestre. A peggiorare la situazione intervengono la breve durata dei prodotti, gli ostacoli alla riparazione, lo smaltimento improprio nell’indifferenziata e i flussi di esportazione illegale.
La svolta necessaria verso il riutilizzo e la riparazione: raccogliere di più non basta. Secondo le ONG, i dispositivi funzionanti devono essere intercettati e indirizzati al riutilizzo prima del riciclo. Inés Alberico, responsabile della campagna Right to Repair Europe, propone di rendere i prodotti riparabili per tutti, utilizzando fondi derivanti dalle tariffe EPR, Responsabilità Estesa del Produttore, per finanziare voucher stabili dedicati alla riparazione, prolungando così il ciclo di vita dei dispositivi.

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