Israele minaccia una risposta militare contro i lanci di aquiloni dalla Striscia. I genitori, per paura, chiedono ai bambini di smettere di giocare.

di Piero Mastroiorio —

A Gaza, dove la guerra ha già tolto la vita ad oltre 21.000 bambini e bambine, con molti altri dispersi o ancora sotto le macerie, che porta, con quelli feriti, ad oltre 50.000 il numero complessivo dei minori coinvolti in “azioni militari e sottratto loro case, scuole, spazi di gioco, la quotidianità normale, anche, un aquilone è diventato motivo di paura. Negli ultimi giorni i genitori palestinesi sono stati invitati a impedire ai propri figli di far volare gli aquiloni, dopo le minacce delle autorità israeliane di intervenire con la forza contro i lanci provenienti dalla Striscia. L’allarme è arrivato dopo che alcuni aquiloni, secondo le notizie riportate, sono stati avvistati oltre il confine israeliano.

immagine tratta dalla rete

La questione degli aquiloni non nasce oggi. Nel 2018, durante le proteste della cosiddetta Grande Marcia del Ritorno, da Gaza furono lanciati, anche, aquiloni e palloni incendiari verso il territorio israeliano, provocando incendi in aree agricole. Da allora, nella percezione delle autorità israeliane, questi oggetti sono rimasti associati a una possibile minaccia, ma, anche se non è stato riferito che gli aquiloni recenti trasportassero materiale incendiario, la conseguenza è concreta: i bambini, che fino a pochi giorni fa costruivano e facevano volare i propri aquiloni, sono stati costretti a rinunciare anche a questo semplice gioco.

La situazione attuale è tuttavia diversa da quella del 2018. Secondo le ricostruzioni pubblicate in questi giorni, diversi aquiloni avvistati recentemente non risultavano trasportare materiali incendiari. Alcuni sarebbero semplicemente arrivati oltre il confine sospinti dal vento. È proprio questa sovrapposizione fra il ricordo di una tattica utilizzata durante il conflitto e un normale gioco infantile a rendere la vicenda particolarmente emblematica. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha minacciato conseguenze severe per chi dovesse continuare a lanciare aquiloni, palloni o droni verso Israele, arrivando a parlare di omicidi mirati e di evacuazioni delle aree da cui tali oggetti vengono lanciati.

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Per le famiglie di Gaza, la questione non è più soltanto quella di un aquilone che supera un confine, é il timore che un gesto innocuo possa essere interpretato come un atto ostile e trasformarsi in una ragione per un’azione militare. Una madre di Gaza, intervistata dall’Agenzia giornalistica Reuters, ha raccontato che suo figlio di dieci anni era solito far volare gli aquiloni con gli altri bambini del quartiere durante l’estate. Ora, per paura, non glielo permette più. I comitati popolari che gestiscono campi per sfollati e rifugi hanno invitato le famiglie a interrompere questa pratica. La motivazione dichiarata non sarebbe quella di privare ulteriormente i bambini della loro infanzia, ma di proteggerli dalle possibili conseguenze di una risposta israeliana. È un’immagine difficile da ignorare: in un territorio devastato dalla guerra, gli adulti sono costretti a spiegare ai bambini che persino un aquilone può essere pericoloso.

Un aquilone è uno degli oggetti più semplici con cui un bambino possa giocare. Bastano qualche pezzo di plastica o di carta, dei bastoncini, un filo e il vento. A Gaza, però, il vento non è più soltanto vento, il cielo non è più soltanto cielo e un oggetto che sale lentamente sopra una tenda può diventare, agli occhi di chi vive dall’altra parte del confine, qualcosa da sorvegliare. Questa trasformazione racconta, forse, più di molte statistiche, cosa significhi vivere in una guerra prolungata: non soltanto essere esposti alle bombe e agli spari, ma vedere restringersi progressivamente lo spazio delle azioni quotidiane. Giocare, correre, andare a scuola, stare davanti a casa, far volare un aquilone, tutto può diventare sospetto e mettere in pericolo bambini e non solo.

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Le immagini dei bambini di Gaza con gli aquiloni hanno avuto per anni un significato particolare: in un territorio segnato dal blocco, dalle guerre e dalla precarietà, costruire un aquilone rappresentava anche un modo economico e semplice per riappropriarsi di uno spazio di libertà. Oggi quella libertà appare ancora più fragile. Le autorità israeliane sostengono di dover reagire alle minacce provenienti dalla Striscia e ricordano l’utilizzo passato degli aquiloni incendiari. Dall’altra parte, Hamas accusa Israele di utilizzare gli aquiloni come pretesto per proseguire le operazioni militari. 

Al di là delle rispettive posizioni politiche e militari, resta però una domanda che riguarda soprattutto i bambini: quanto può restringersi un’infanzia prima che non rimanga più nulla della normalità? A Gaza, oggi, persino il diritto di guardare un aquilone salire nel cielo sembra dipendere dalla guerra e, forse, è proprio questo il paradosso più doloroso: un oggetto nato per giocare con il vento finisce per ricordare che, in un luogo dove la guerra non è mai davvero lontana, anche la libertà di giocare può diventare un lusso.

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