Un gesto di coraggio sommerso dal silenzio assordante di giornali e social che porta a pensare come, il bene non debba avere diritto di parola, in un mondo di cattiveria.

di Piero Mastroiorio

In un giorno uguale a tanti altri, quando un uomo in preda alla disperazione aveva deciso di porre fine alla propria esistenza. Nessuno sapeva di lui, nessuno si sarebbe accorto di lui, nessuno si sarebbe avvicinato: tutti sarebbero passati veloci, chi con lo sguardo basso, chi voltandosi altrove, come se il dolore altrui fosse qualcosa di cui liberarsi il prima possibile. Poi è arrivato lui, un Carabiniere in servizio, che ha visto non solo un uomo in pericolo, ma una vita che meritava di essere salvata.

Si è avvicinato con calma, ha parlato con voce pacata, cercando di creare un varco nel muro di rabbia e disperazione che lo separava da quell’uomo. Non ha esitato un istante quando ha capito che doveva agire: si è messo in mezzo, ha cercato di fermarlo, di trattenerlo dal compiere quel gesto estremo e, in quel momento, la disperazione ha reagito, l’uomo lo ha colpito con un coltello. Il Carabiniere è caduto, ma non si è arreso: benché ferito, ha continuato a chiedere aiuto per quell’uomo, prima che per se stesso.

Poi è successo l’incredibile: attorno a quel gesto nobile è calato il silenzio. Non ci sono state dichiarazioni ufficiali, non ci sono state voci che si sono alzate, per raccontare la sua storia e il silenzio è stato ancora più assordante proprio dove il rumore non manca mai: sui social network.

Nei nostri feed, nei gruppi, tra le notifiche che riempiono le giornate, basta un attimo perché girino cronache nere, immagini forti, polemiche che dividono e sensazionalismo che fa clic, ma di quel Carabiniere che ha rischiato la sua vita, per salvare quella di un altro, uno sconosciuto non c’è traccia.

Nessuna condivisione, nessuna storia, nessun hashtag che ne celebri il coraggio. Come se piattaforme nate per amplificare ogni voce avessero deciso di spegnere il volume proprio quando si tratta di gratuità e umanità, come se il male facesse notizia, mentre il bene fosse troppo piccolo, troppo semplice, troppo scomodo per essere raccontato.

Questo silenzio manda un messaggio terribile: se ti sacrifichi senza chiedere nulla in cambio, se fai del bene senza clamore, nessuno se ne accorgerà. Peggio, se sui nostri schermi vale solo ciò che fa arrabbiare o spaventare, mentre il sangue versato per salvare una vita viene nascosto e dimenticato in fretta. Quel carabiniere non ha agito per like o condivisioni, ha semplicemente risposto al suo dovere e prima di tutto alla sua coscienza: aiutare chi non ce la fa, anche quando la paura è tanta, anche quando chi ti sta davanti ti può fare del male.

Oggi rompiamo questo silenzio. Lo facciamo qui e lo facciamo, anche, condividendolo, perché la sua storia non vada perduta, perché ricordi a tutti che il coraggio vero non cerca la ribalta, ma merita di essere visto, perché il bene non è un dettaglio: è la cosa più preziosa che abbiamo, e merita di essere raccontato, sempre, ovunque.

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