di Redazione —

La costruzione dell’orario scolastico quotidiano non è una semplice operazione tecnica, ma una componente fondamentale della progettazione didattica. A sottolinearlo è il CNDDU, Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, che accende i riflettori su come una cattiva gestione del tempo scuola stia penalizzando sia l’apprendimento degli studenti che il lavoro degli insegnanti. Le segnalazioni dei docenti evidenziano una frammentazione eccessiva della giornata lavorativa, caratterizzata da troppe ore buche e dall’assegnazione sistematica delle prime o delle ultime ore ai medesimi insegnanti. A questo si aggiunge la collocazione nelle fasce finali della mattinata di materie complessamente cognitive, quando la soglia di attenzione degli alunni è ormai ridotta.

Il CNDDU ricorda che le istituzioni scolastiche godono di ampi margini di manovra stabiliti dal D.P.R. 275/1999 e dalla Legge 107/2015, normative che valorizzano l’articolazione flessibile del curricolo. Sul fronte contrattuale, le 18 ore settimanali dei docenti delle superiori vanno distribuite in almeno cinque giornate, ma la gestione concreta spetta ai singoli istituti. Il Coordinamento esorta i dirigenti a adottare criteri preventivi trasparenti ed equilibrati, ponendo come priorità alcuni interventi specifici:

  • Stop alle materie complesse all’ultima ora: evitare di concentrare le discipline a forte impegno cognitivo a ridosso dell’uscita per non compromettere il rendimento degli studenti.
  • Meno ore buche per i docenti: limitare le successioni frammentate dei servizi per favorire una continuità professionale e una gestione più funzionale delle classi.
  • Rotazione equa dei turni: distribuire con maggiore equilibrio tra tutto il personale i turni di apertura, prime ore e chiusura, ultime ore, della giornata.

Accanto alla riorganizzazione interna, il prof. Romano Pesavento, presidente del CNDDU, lancia una proposta shock focalizzata sugli istituti ad alto tasso di studenti pendolari: avviare sperimentazioni per posticipare l’inizio delle lezioni alle ore 9:30. Nei mesi invernali, gli studenti che risiedono lontano dalle scuole affrontano viaggi lunghi e attese al freddo alle fermate dei pullman già all’alba. Una partenza così anticipata compromette inevitabilmente la concentrazione e la partecipazione alle prime ore di lezione.

La proposta non punta a una misura uniforme, ma a sperimentazioni territoriali circoscritte, coordinate attraverso un tavolo di confronto tra scuole, enti locali, Regioni e aziende dei trasporti, che tuteli l’orario di uscita e il monte ore annuale obbligatorio. Il tempo a scuola deve essere considerato una risorsa progettuale per coniugare l’efficienza organizzativa con la qualità della didattica e il benessere della comunità scolastica.

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