SLG-CUB POSTE: «L’acquisto di TIM non è pensato per favorire i lavoratori e, anche se l’azienda esclude tagli sulla rete postale e TLC, nessuno può garantire che non ci saranno ricadute negative sui dipendenti, come in tutte le operazioni di fusione o parafusione, che comportano le “ottimizzazioni” strutturali, per esempio, eliminando i doppioni (Poste Mobile contro TIM Mobile) e sfruttando le capacità digitali e della connessione mobile, di TIM, come detto, per ridurre il personale e ricavare più utili. Niente si fa per niente e, nel regime del capitalismo, tutto si fa, solo, per la speculazione.».
di Redazione —
«Poste Italiane, vuole acquistare TIM “ServCo”, al 100%. Infatti, il 22 marzo scorso, ha rivolto agli azionisti di TIM un’offerta pubblica di acquisto e scambio (OPAS). Ma Poste Italiane non avrà la rete fissa di TIM “NetCo” (lunga 23 milioni di km), cioè, né la rete primaria né quella dorsale, perché è stata già venduta proprio da TIM, nel 2024, per ridurre il suo debito, trasferendone, così, il controllo al fondo americano di investimenti KKR», si legge in un comunicato stampa a firma di SLG-CUB Poste, che sottolinea: in cui si spiega «Dal mondo politico e sindacale del capitalismo, arrivano entusiasmi per la decisione di acquistare TIM da parte di Poste Italiane.

Però, Poste Italiane non avrà la fondamentale rete fissa, perché è stata venduta, proprio da TIM, nel 2024, con circa 20.000 dipendenti e messa, in maggioranza, nelle mani di padroni privati esteri:
📌 AZIONISTA PRINCIPALE (di riferimento)
👉 38% a KKR ()
📌 AZIONISTI DI MINORANZA
👉17,5% a Abu Dhabi Investment Authority (ADIA)
👉17,5% a Canada Pension Plan Investment Board (CPP)
👉16% al MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze)
👉11% a F2i.
Quindi, niente “sovranità” nelle comunicazioni. Altro che “ritorno al controllo pubblico”, come qualcuno ha affermato frettolosamente. Inoltre, non meno importante, c’è l’aspetto dell’occupazione. Tutti i sindacati lo sanno, ma non tutti lo dicono. Infatti, pur essendo depotenziata, TIM dispone ancora della capacità della connessione cellulare 5G, che serve a Poste Italiane per espandere i servizi digitali e le attività di Intelligenza Artificiale, necessarie a ridurre, ulteriormente, il personale postale, per ricavare gli utili da cui estrarre i dividendi per i soci azionisti.
Quindi, per poter usare la rete fissa, per sé e per i servizi prodotti, Poste Italiane dovrà continuare a pagare il “canone”. Dunque, acquistare un’azienda di telefonia, senza la sua rete fissa (fibra e rame), ormai in mano a padroni stranieri, non risolve né il problema dell’autonomia tecnico/gestionale infrastrutturale né quello della riservatezza strategica delle comunicazioni. Inoltre, la convinzione di essere ritornati al controllo “pubblico” è una conclusione del tutto ingenua. Infatti, si tratta sempre di due SpA, che, come tali, esistono per l’interesse privato.
Se si volesse realmente ripristinare il “controllo pubblico”, Poste Italiane e TIM dovrebbero essere “nazionalizzate” e messe sotto la gestione di un risuscitato e rinnovato “Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni, al 100%. Dunque, gli annunci che fanno intendere che una fusione tra Poste Italiane e TIM significhi un maggior controllo per l’interesse pubblico, sono solo uno specchietto per le allodole. Anzi, sul piano industriale, questo “matrimonio” fornisce la forza tecnica di TIM, portatrice di una competenza nel settore della telefonia mobile e di internet, che, una volta unita a Poste Italiane, darà maggior supporto alla digitalizzazione massiva dei servizi di Poste.

Ora, considerando la corsa aziendale a ridurre il personale, passato da 222.000 unità, del 1994 (inizio delle manovre per privatizzare), alle 108.000, del 2025, per aumentare gli utili economici, la mossa di convertire l’utenza ai servizi digitali e alle consegne con droni e carrozze semoventi, guidati da sistemi di connessione cellulare 5G, di aumentare i servizi on line e dotare i locali postali e i punti Poste dei partner esterni di “totem”, gestiti dall’Intelligenza Artificiale, per svolgere la maggior parte delle attività, senza lavoratori, è il minimo che ci si deve aspettare da un duo Poste Italiane-TIM.
Dunque, per SLG-CUB Poste, l’acquisto di TIM non è certo pensato per favorire i lavoratori, e, anche se l’azienda esclude – per ora – tagli sulla rete postale e TLC, nessuno può garantire che non ci saranno ricadute negative sui dipendenti, come in tutte le operazioni di fusione o parafusione, che comportano le “ottimizzazioni” strutturali, per esempio, eliminando i doppioni (Poste Mobile contro TIM Mobile) e sfruttando le capacità digitali e della connessione mobile, di TIM, come detto, per ridurre il personale e ricavare più utili.
Niente si fa per niente, e, nel regime del capitalismo, tutto si fa, solo, per la speculazione.
In conclusione, le privatizzazioni hanno portato solo rovina, e se Poste Italiane non torna sotto la gestione pubblica, al 100%, a pagare saranno comunque i lavoratori».

WHATSAPP 333 423 5237 – SOLO MESSAGGIO –
spiegando, di cosa avete bisogno, per essere ricontattati
Ufficio: Via Troia, 32 – San Severo
per preventivi o informazioni: info@fantownservice.it

